martedì 7 luglio 2020

LA STRAGE DI BULLENHUSER DAMM


LA STRAGE DI BULLENHUSER DAMM


“[…] Nulla forse distingue le masse moderne da quelle dei secoli precedenti come la mancanza di fede in un giudizio finale: i peggiori hanno perso la paura e i migliori la speranza. Incapaci di vivere senza timore e speranza, queste masse sono attratte da ogni sforzo che sembra promettere un’instaurazione del paradiso sognato e dell’inferno temuto. Come gli aspetti volgarizzati della società senza classi hanno una strana somiglianza con l’era messianica, così la realtà dei campi di concentramento corrisponde in modo sorprendente alle immagini medievali dell’inferno. L’unica cosa irrealizzabile è ciò che rendeva sopportabili le concezioni tradizionali del castigo: il giudizio universale, l’idea di un principio assoluto di giustizia associato all’infinita possibilità della grazia. Perché nella valutazione umana non c’è delitto o peccato che sia commisurabile con le pene eterne dell’inferno. Di qui il turbamento del buon senso, che si chiede: che cosa devono aver commesso queste persone per soffrire in modo così inumano? Di qui anche l’assoluta innocenza delle vittime: nessun uomo lo ha mai meritato. Di qui infine la grottesca casualità della scelta degli internati dei lager nel perfetto stato di terrore: una simile “pena” può, con eguale giustizia e ingiustizia, essere inflitta a chiunque. […]”
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

La propaganda fu uno strumento fondamentale sia per conquistare quella maggioranza di cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Adolf Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista che richiedeva, oltre al supporto attivo e la partecipazione diretta di alcuni, l’accettazione passiva da parte di larghi settori della popolazione.
Unito all’uso del terrore come mezzo di intimidazione di coloro che rifiutavano di obbedire, il nuovo apparato propagandistico statale, guidato da Joseph Goebbels, venne utilizzato per manipolare e ingannare la popolazione tedesca e il mondo esterno.
Nella notte tra il 20 e il 21 aprile del 1945, nei sotterranei della Scuola di Bullenhuser Damm, alla periferia di Amburgo, in una città spettrale e devastata dai bombardamenti degli Alleati, 20 Bambini ebrei, 10 femmine e 10 maschi, vennero uccisi mediante impiccagione.
Erano stati sottoposti, per alcuni mesi, a una delirante sperimentazione medica su di un possibile vaccino per la tubercolosi da parte di un gruppo di aguzzini, coordinato da un medico appartenente al corpo delle SS, di nome Kurt Heissmeyer (1905-1967).
I Bambini erano arrivati in quella Scuola dal campo di concentramento di Neuengamme, a circa 30 chilometri da Amburgo, un lager in cui erano stati trasferiti appositamente per essere sottoposti all’inutile e crudele sperimentazione, alla fine del mese di novembre del 1944.

Erano di varia nazionalità e, tra loro, vi era anche un piccolo cittadino italiano, la cui madre aveva avuto la sorte di essere ebrea.
Questi Bambini avevano un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni e provenivano dal campo di sterminio tristemente noto con il nome di Auschwitz-Birkenau, una sperduta località del Sud dell’odierna Polonia, dove, tra il 1942 e il 1945, persero la vita oltre un milione di persone.
Erano stati scelti per quell’esperimento da un altro medico nazista, il tristemente famoso Joseph Mengele (1911-1979), che aveva effettuato personalmente la selezione dei Bambini, facendo loro credere, con una crudeltà priva di ogni aggettivo, che essere stati scelti avrebbe anticipato il momento destinato a rivedere le loro Mamme.
A partire dal gennaio del 1945, nel campo di concentramento di Neuengamme, il dottor Heissmeyer immise nei polmoni dei Bambini, con sonde, bacilli della tubercolosi vivi, con il pretesto di studiare un possibile vaccino antitubercolare.
Gli esperimenti criminali si protrassero per oltre 3 mesi, riuscendo solo a debilitare ulteriormente i Bambini.
Heissmeyer iniettò dosi crescenti di tubercolina, successiva all’inoculazione del bacillo di Koch, per stimolare una presunta formazione di anticorpi specifici antitubercolari.
Naturalmente, non vi fu nessun effetto favorevole, come era da prevedersi in base ai lavori sperimentali sui modelli animali già effettuati negli Anni Trenta e come confermato, del resto, e inutilmente dall’asportazione cruenta e ingiustificata delle linfoghiandole ascellari dei poveri Bambini, nel marzo del 1945.
Quelle linfoghiandole furono sottoposte a un esame istologico da parte del patologo Hans Klein, che sarebbe divenuto, impunemente, dopo la guerra, docente di medicina legale presso l’Università di Heidelberg.
Con le truppe Alleate che potevano arrivare ai cancelli del lager, da un momento all’altro, era troppo pericoloso continuare a tenere prigionieri quei Bambini, la cui presenza appariva ingiustificabile in un campo di prigionia e di lavori forzati.
Il comandante del campo, Max Pauly, aveva, già, chiesto al Comando Generale dei Campi di Sterminio di Berlino cosa farne, dal 7 aprile.
L’ordine arrivò il 20 dello stesso mese: i Bambini andavano eliminati.
Pauly incaricò dell’esecuzione il medico SS del lager, il dottor Alfred Trzebinski (1902-1946).
Fu approntato un autocarro su cui, nella notte tra il 20 ed il 21 aprile, presero posto i Bambini.
Erano con loro 2 medici francesi prigionieri di guerra René Quenouille e Gabriel Florence, 2 infermieri olandesi Anton Holzel e Dirk Deutekom e 6 prigionieri russi di cui ci è ignoto anche il nome.
L’automezzo si diresse con una breve corsa alla periferia di Amburgo, dove sorgeva la Scuola di Bullenhuser Damm, un edificio di mattoni rossi rimasto miracolosamente in piedi durante i bombardamenti e utilizzato come sede distaccata del lager di Neuengamme.
L’esecuzione non poteva avvenire direttamente nel campo principale perché ci sarebbero stati troppi testimoni.
Dei mezzi della Croce Rossa Svedese erano, infatti, già presenti sul posto per sorvegliare il rimpatrio di alcuni prigionieri da estradare in Danimarca.
All’arrivo alla Scuola, Trzebinski si confrontò con il comandante del piccolo campo di concentramento, l’Obersturmführer delle SS Arnold Strippel (1911-1994).
Strippel era un nazista fanatico, cui non importava alcunché, neppure che la guerra fosse prossima alla fine e che tra i prigionieri da eliminare vi fossero Bambini innocenti.
Il gruppo dei reclusi venne condotto nei sotterranei e i medici francesi, gli infermieri olandesi e i 6 prigionieri russi vennero impiccati in uno degli stanzoni, mentre i Bambini sonnolenti e infreddoliti attendevano ignari in un altro locale, con le loro povere cose che avevano preso come bagaglio.
Poi, Strippel vinse le resistenze del medico Trzebinski, ricordandogli che dovevano obbedire a quell’ordine aberrante giunto da Berlino e che un membro delle SS, quale egli era, doveva eseguire le direttive che gli venivano impartite per il bene dello Stato e la sua assoluta fedeltà al Führer.
Al processo, che dovette sostenere alla fine della guerra, prima di essere giustiziato, Trzebinski dichiarò di non aver portato con sé alcun veleno quella notte, in quanto aveva avuto qualche scrupolo a uccidere dei Bambini.
Nei campi di concentramento nazisti i prigionieri non avviati direttamente alle camere a gas venivano, di solito, eliminati con iniezioni di fenolo in vena o direttamente nel miocardio, attraverso un’iniezione intercostale.
Il medico praticò invece ai Bambini delle iniezioni intramuscolari di morfina che ne attutirono la sensibilità, forse, ne uccisero subito i più debilitati per depressione respiratoria e li fecero comunque cadere in un torpore o in un sonno farmacologico.
Poi, a uno a uno, i Bambini vennero portati in uno scantinato e appesi a dei ganci di metallo che pendevano dai tubi dell’acqua che correvano lungo il soffitto.
In questo modo furono strangolati e uccisi.
Kurt Heissmeyer, il medico che aveva condotto la sperimentazione sulla tubercolosi, dopo la fine della guerra, trascorse molti anni della sua vita in totale tranquillità.
Esercitò, a lungo e con successo, la professione a Magdeburgo, nella Repubblica Democratica Tedesca.
Venne arrestato, nel 1963, e condannato all’ergastolo, nel 1966.
Durante l’interrogatorio, nel 1964, Heissmeyer dichiarò:

“Per me non esiste alcuna differenza tra ebrei e cavie.”

Morì, nell’estate del 1967, mentre era, ancora, detenuto.
L’ufficiale delle SS Arnold Strippel, che aveva, materialmente, diretto l’eccidio, fu processato, nel 1948, per la sua attività criminale in altri campi di sterminio. Gli furono inflitti 21 ergastoli, più altri 10 anni di reclusione. I 21 ergastoli si riferivano all’uccisione di altrettanti deportati ebrei nel campo di concentramento di Buchenwald, fatto di cui esistevano prove certe. Non venne fatta alcuna menzione alla Strage di Bullenhuser Damm, anche se il suo nome come corresponsabile era emerso nel corso del processo, intentato, nel 1946, al medico delle SS Alfred Trzebinski, che venne condannato a morte e impiccato dagli Alleati nell’ottobre del 1946.
Soltanto nel 1965, in seguito al processo che vide Heissmeyer come indagato, le indagini su Strippel furono riaperte e furono incredibilmente richiuse, nel 1967, per insufficienza di prove!
Il 21 aprile del 1969, nell’anniversario dell’eccidio, venne liberato dal carcere e, nel 1970, Strippel chiese e ottenne la revisione della condanna del 1948, la quale fu trasformata da 21 ergastoli a 6 anni di carcere, del resto già scontati!
A causa di questa sentenza gli venne riconosciuto un risarcimento di oltre 120mila marchi dell’epoca.
Strippel visse tranquillo e in libertà fino al 1979, quando, grazie alle inchieste del giornalista tedesco Günther Schwarberg, il caso venne riaperto e numerosi testimoni e parenti delle vittime vennero sentiti in tribunale.
Nel 1987, tuttavia, il Tribunale di Amburgo impose la cessazione del processo per l’impossibilità di Strippel a sostenere il dibattimento in quanto gravemente ammalato.
L’assassino morì, nel 1994, di morte naturale.
Günther Schwarberg, che è riuscito a portare alla luce la storia dei 20 Bambini, su Stern ha pubblicato una serie di articoli con il titolo Il medico delle SS e i Bambini.
Schwarberg è riuscito a rintracciare i parenti dei Bambini, facendo lunghissime ricerche in molti Paesi.
Con il suo libro Il medico delle SS e i bambini, tradotto in sei lingue, Schwarberg ha salvato la storia dei Bambini.
A tutt’oggi, sono stati trovati i parenti di 17 dei 20 Bambini.

“Cari genitori,
[…] è in tempi come questi che si dimostra veramente che cosa significhi possedere un passato e una eredità interiore che non dipendono dal mutare dei tempi e degli eventi. La consapevolezza di essere sorretti da una tradizione spirituale che si estende nei secoli dà una salda sensazione di sicurezza davanti a qualsiasi transitoria difficoltà. Credo che chi sa di possedere siffatte riserve di forza non ha bisogno di vergognarsi nemmeno dei sentimenti più teneri, che peraltro a mio giudizio sono propri degli uomini migliori e più nobili, quando siano suscitati dal ricordo di un passato bello e ricco. Chi si tiene saldo a quei valori che mai nessun uomo può carpirgli non sarà sconfitto.
[…]”
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa

La Strage di Bullenhuser Damm è un caso significativo e, ancora oggi, non ben conosciuto nelle sue caratteristiche di inaudita crudeltà.
Come è stato possibile da parte di molti medici commettere tali infamie e, soprattutto, come si è, storicamente e ideologicamente, formato un ambiente sociale e politico che ha permesso e favorito questi crimini?
Ora sappiamo che certi comportamenti di un orrore inimmaginabile sono possibili anche in persone istruite e educate con i migliori strumenti della civiltà moderna.
Lo sappiamo e non ci sarà più consentito dimenticarlo.

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