LA STRAGE DI BULLENHUSER DAMM

“[…] Nulla forse
distingue le masse moderne da quelle dei secoli precedenti come la mancanza di
fede in un giudizio finale: i peggiori hanno perso la paura e i migliori la
speranza. Incapaci di vivere senza timore e speranza, queste masse sono
attratte da ogni sforzo che sembra promettere un’instaurazione del paradiso
sognato e dell’inferno temuto. Come gli aspetti volgarizzati della società
senza classi hanno una strana somiglianza con l’era messianica, così la realtà
dei campi di concentramento corrisponde in modo sorprendente alle immagini
medievali dell’inferno. L’unica cosa irrealizzabile è ciò che rendeva
sopportabili le concezioni tradizionali del castigo: il giudizio universale, l’idea
di un principio assoluto di giustizia associato all’infinita possibilità della
grazia. Perché nella valutazione umana non c’è delitto o peccato che sia
commisurabile con le pene eterne dell’inferno. Di qui il turbamento del buon
senso, che si chiede: che cosa devono aver commesso queste persone per soffrire
in modo così inumano? Di qui anche l’assoluta innocenza delle vittime: nessun
uomo lo ha mai meritato. Di qui infine la grottesca casualità della scelta
degli internati dei lager nel perfetto stato di terrore: una simile “pena” può,
con eguale giustizia e ingiustizia, essere inflitta a chiunque. […]”
Hannah Arendt, Le
origini del totalitarismo
La propaganda fu uno strumento fondamentale sia per conquistare
quella maggioranza di cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Adolf
Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista che richiedeva, oltre al
supporto attivo e la partecipazione diretta di alcuni, l’accettazione passiva
da parte di larghi settori della popolazione.
Unito all’uso del terrore come mezzo di intimidazione di coloro che
rifiutavano di obbedire, il nuovo apparato propagandistico statale, guidato da
Joseph Goebbels, venne utilizzato per manipolare e ingannare la popolazione
tedesca e il mondo esterno.
Nella notte tra il 20 e il 21 aprile del 1945, nei sotterranei della
Scuola di Bullenhuser Damm, alla periferia di Amburgo, in una città spettrale e
devastata dai bombardamenti degli Alleati, 20 Bambini ebrei, 10 femmine e 10 maschi,
vennero uccisi mediante impiccagione.
Erano stati sottoposti, per alcuni mesi, a una delirante
sperimentazione medica su di un possibile vaccino per la tubercolosi da parte
di un gruppo di aguzzini, coordinato da un medico appartenente al corpo delle
SS, di nome Kurt Heissmeyer (1905-1967).
I Bambini erano arrivati in quella Scuola dal campo di
concentramento di Neuengamme, a circa 30 chilometri da Amburgo, un lager in cui erano stati trasferiti
appositamente per essere sottoposti all’inutile e crudele sperimentazione, alla
fine del mese di novembre del 1944.
Erano di varia nazionalità e, tra loro, vi era anche un piccolo
cittadino italiano, la cui madre aveva avuto la sorte di essere ebrea.
Questi Bambini avevano un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni e
provenivano dal campo di sterminio tristemente noto con il nome di Auschwitz-Birkenau,
una sperduta località del Sud dell’odierna Polonia, dove, tra il 1942 e il
1945, persero la vita oltre un milione di persone.
Erano stati scelti per quell’esperimento da un altro medico nazista,
il tristemente famoso Joseph Mengele (1911-1979), che aveva effettuato
personalmente la selezione dei Bambini, facendo loro credere, con una crudeltà
priva di ogni aggettivo, che essere stati scelti avrebbe anticipato il momento
destinato a rivedere le loro Mamme.
A partire dal gennaio del 1945, nel campo di concentramento di
Neuengamme, il dottor Heissmeyer immise nei polmoni dei Bambini, con sonde,
bacilli della tubercolosi vivi, con il pretesto di studiare un possibile
vaccino antitubercolare.
Gli esperimenti criminali si protrassero per oltre 3 mesi, riuscendo
solo a debilitare ulteriormente i Bambini.
Heissmeyer iniettò dosi crescenti di tubercolina, successiva all’inoculazione
del bacillo di Koch, per stimolare una presunta formazione di anticorpi
specifici antitubercolari.
Naturalmente, non vi fu nessun effetto favorevole, come era da
prevedersi in base ai lavori sperimentali sui modelli animali già effettuati
negli Anni Trenta e come confermato, del resto, e inutilmente dall’asportazione
cruenta e ingiustificata delle linfoghiandole ascellari dei poveri Bambini, nel
marzo del 1945.
Quelle linfoghiandole furono sottoposte a un esame istologico da
parte del patologo Hans Klein, che sarebbe divenuto, impunemente, dopo la
guerra, docente di medicina legale presso l’Università di Heidelberg.
Con le truppe Alleate che potevano arrivare ai cancelli del lager, da un momento all’altro, era
troppo pericoloso continuare a tenere prigionieri quei Bambini, la cui presenza
appariva ingiustificabile in un campo di prigionia e di lavori forzati.
Il comandante del campo, Max Pauly, aveva, già, chiesto al Comando
Generale dei Campi di Sterminio di Berlino cosa farne, dal 7 aprile.
L’ordine arrivò il 20 dello stesso mese: i Bambini andavano
eliminati.
Pauly incaricò dell’esecuzione il medico SS del lager, il dottor Alfred Trzebinski (1902-1946).
Fu approntato un autocarro su cui, nella notte tra il 20 ed il 21
aprile, presero posto i Bambini.
Erano con loro 2 medici francesi prigionieri di guerra René
Quenouille e Gabriel Florence, 2 infermieri olandesi Anton Holzel e Dirk
Deutekom e 6 prigionieri russi di cui ci è ignoto anche il nome.
L’automezzo si diresse con una breve corsa alla periferia di
Amburgo, dove sorgeva la Scuola di Bullenhuser Damm, un edificio di mattoni
rossi rimasto miracolosamente in piedi durante i bombardamenti e utilizzato
come sede distaccata del lager di
Neuengamme.
L’esecuzione non poteva avvenire direttamente nel campo principale
perché ci sarebbero stati troppi testimoni.
Dei mezzi della Croce Rossa Svedese erano, infatti, già presenti sul
posto per sorvegliare il rimpatrio di alcuni prigionieri da estradare in
Danimarca.
All’arrivo alla Scuola, Trzebinski si confrontò con il comandante
del piccolo campo di concentramento, l’Obersturmführer
delle SS Arnold Strippel (1911-1994).
Strippel era un nazista fanatico, cui non importava alcunché, neppure
che la guerra fosse prossima alla fine e che tra i prigionieri da eliminare vi
fossero Bambini innocenti.
Il gruppo dei reclusi venne condotto nei sotterranei e i medici
francesi, gli infermieri olandesi e i 6 prigionieri russi vennero impiccati in
uno degli stanzoni, mentre i Bambini sonnolenti e infreddoliti attendevano
ignari in un altro locale, con le loro povere cose che avevano preso come
bagaglio.
Poi, Strippel vinse le resistenze del medico Trzebinski,
ricordandogli che dovevano obbedire a quell’ordine aberrante giunto da Berlino
e che un membro delle SS, quale egli era, doveva eseguire le direttive che gli
venivano impartite per il bene dello Stato e la sua assoluta fedeltà al Führer.
Al processo, che dovette sostenere alla fine della guerra, prima di
essere giustiziato, Trzebinski dichiarò di non aver portato con sé alcun veleno
quella notte, in quanto aveva avuto qualche scrupolo a uccidere dei Bambini.
Nei campi di concentramento nazisti i prigionieri non avviati
direttamente alle camere a gas venivano, di solito, eliminati con iniezioni di
fenolo in vena o direttamente nel miocardio, attraverso un’iniezione
intercostale.
Il medico praticò invece ai Bambini delle iniezioni intramuscolari
di morfina che ne attutirono la sensibilità, forse, ne uccisero subito i più
debilitati per depressione respiratoria e li fecero comunque cadere in un
torpore o in un sonno farmacologico.
Poi, a uno a uno, i Bambini vennero portati in uno scantinato e
appesi a dei ganci di metallo che pendevano dai tubi dell’acqua che correvano
lungo il soffitto.
In questo modo furono strangolati e uccisi.
Kurt Heissmeyer, il medico che aveva condotto la sperimentazione
sulla tubercolosi, dopo la fine della guerra, trascorse molti anni della sua
vita in totale tranquillità.
Esercitò, a lungo e con successo, la professione a Magdeburgo, nella
Repubblica Democratica Tedesca.
Venne arrestato, nel 1963, e condannato all’ergastolo, nel 1966.
Durante l’interrogatorio, nel 1964, Heissmeyer dichiarò:
“Per me non esiste
alcuna differenza tra ebrei e cavie.”
Morì, nell’estate del 1967, mentre era, ancora, detenuto.
L’ufficiale delle SS Arnold Strippel, che aveva, materialmente,
diretto l’eccidio, fu processato, nel 1948, per la sua attività criminale in
altri campi di sterminio. Gli furono inflitti 21 ergastoli, più altri 10 anni
di reclusione. I 21 ergastoli si riferivano all’uccisione di altrettanti
deportati ebrei nel campo di concentramento di Buchenwald, fatto di cui
esistevano prove certe. Non venne fatta alcuna menzione alla Strage di
Bullenhuser Damm, anche se il suo nome come corresponsabile era emerso nel
corso del processo, intentato, nel 1946, al medico delle SS Alfred Trzebinski, che
venne condannato a morte e impiccato dagli Alleati nell’ottobre del 1946.
Soltanto nel 1965, in seguito al processo che vide Heissmeyer come
indagato, le indagini su Strippel furono riaperte e furono incredibilmente
richiuse, nel 1967, per insufficienza di prove!
Il 21 aprile del 1969, nell’anniversario dell’eccidio, venne
liberato dal carcere e, nel 1970, Strippel chiese e ottenne la revisione della
condanna del 1948, la quale fu trasformata da 21 ergastoli a 6 anni di carcere,
del resto già scontati!
A causa di questa sentenza gli venne riconosciuto un risarcimento di
oltre 120mila marchi dell’epoca.
Strippel visse tranquillo e in libertà fino al 1979, quando, grazie
alle inchieste del giornalista tedesco Günther Schwarberg, il caso venne
riaperto e numerosi testimoni e parenti delle vittime vennero sentiti in
tribunale.
Nel 1987, tuttavia, il Tribunale di Amburgo impose la cessazione del
processo per l’impossibilità di Strippel a sostenere il dibattimento in quanto
gravemente ammalato.
L’assassino morì, nel 1994, di morte naturale.
Günther Schwarberg, che è riuscito a portare alla luce la storia dei
20 Bambini, su Stern ha pubblicato
una serie di articoli con il titolo Il
medico delle SS e i Bambini.
Schwarberg è riuscito a rintracciare i parenti dei Bambini, facendo
lunghissime ricerche in molti Paesi.
Con il suo libro Il medico
delle SS e i bambini, tradotto in sei lingue, Schwarberg ha salvato la
storia dei Bambini.
A tutt’oggi, sono stati trovati i parenti di 17 dei 20 Bambini.
“Cari genitori,
[…] è in tempi come
questi che si dimostra veramente che cosa significhi possedere un passato e una
eredità interiore che non dipendono dal mutare dei tempi e degli eventi. La
consapevolezza di essere sorretti da una tradizione spirituale che si estende
nei secoli dà una salda sensazione di sicurezza davanti a qualsiasi transitoria
difficoltà. Credo che chi sa di possedere siffatte riserve di forza non ha
bisogno di vergognarsi nemmeno dei sentimenti più teneri, che peraltro a mio
giudizio sono propri degli uomini migliori e più nobili, quando siano suscitati
dal ricordo di un passato bello e ricco. Chi si tiene saldo a quei valori che
mai nessun uomo può carpirgli non sarà sconfitto.
[…]”
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa
La Strage di Bullenhuser Damm è un caso significativo e, ancora
oggi, non ben conosciuto nelle sue caratteristiche di inaudita crudeltà.
Come è stato possibile da parte di molti medici commettere tali
infamie e, soprattutto, come si è, storicamente e ideologicamente, formato un
ambiente sociale e politico che ha permesso e favorito questi crimini?
Ora sappiamo che certi comportamenti di un orrore inimmaginabile
sono possibili anche in persone istruite e educate con i migliori strumenti
della civiltà moderna.
Lo sappiamo e non ci sarà più consentito dimenticarlo.