mercoledì 30 dicembre 2020

WOW! It's Even Worse Than We Thought

 

 Beautiful and amazing human being,

Dr. Fauci now admits he was lying to the American public about how many people need to be jabbed in order to reach herd immunity. He was doing it to manipulate us for the "better good."

Like previously when he lied about masks. But this time Fauci's getting called out by people like Senator Marco Rubio who's calling Fauci an "unelected celebrity scientist."

In the video above, I get into how nothing suggests the better good like a bureaucrat lying to you about important issues, as well as the blatant hypocrisy of public health officials.

We now have a new report that more than 73% of Americansare obese or overweight. Meanwhile the public health officials who are overseeing an American public that is unhealthy are lecturing us about what we need to do.

Also, I get into dancing nurses, citizen journalists getting arrested, the CCP funding US media and the UFO provision of the stimulus bill. Which requires the Pentagon to release information about aliens in the next 180 days.

Plus I explain how Senator Josh Hawley is challenging and trying to stop the certification of the Electoral College results and what is Donald Trump planning for January 6? Watch and find out.

By the way, if you'd like to try some medicinal foods that are actually healthy and tasty, unlike the average American diet,

Then check out mfoods and enjoy some of the delicious cacao, coffee and more that I've been using myself for months now.



 

martedì 24 novembre 2020

Nigerian Pfizer victims' compensation fears

Margarita del Val, viróloga del CSIC, sobre las vacunas de Pfizer y Moderna

Dalla Spagna la virologa Margarita del Val afferma che il nuovo vaccino anti Covid non la convince per nulla e spiega il perché.

Mentre in Italia si accende la polemica per le dichiarazioni del dottor Andrea Crisanti, relative al vaccino anti Covid in arrivo a gennaio, dall’estero arrivano opinioni simili.

In particolare in Spagna stanno suscitando sconforto e stupore le affermazioni della famosa virologa Margarita del Val, membro del Consiglio Superiore di Investigazione Scientifica.

Spesso ospite in diverse trasmissioni nei mesi scorsi, per parlare e aggiornare sulla situazione dell’emergenza epidemica, è ormai una voce autorevole sull’argomento.

Margarita del Val sul vaccino anti Covid: “Mi dispiace essere pessimista ma non mi convince per nulla”

Le illusioni e l’ottimismo degli ultimi giorni, dopo gli annunci dei laboratori Pfizer e Moderna sull’efficacia dei loro vaccini per porre fine all’emergenza, sono stati frenati questo martedì dopo le dichiarazioni della virologa del Val.

Lungi dall’alimentare questo ottimismo, dimostrato invece dal premier Sanchez e dal Ministro della Sanità Salvador Illa, la del Val afferma: “Non vedo ancora nessuna luce“.

In un’intervista al “Programma di Ana Rosa” afferma che, sebbene si sia fatto qualche progresso, il vaccino in uscita “è un prodotto che non risolve la vita di nessuna persona“.

E continua con enfasi: “La sua efficacia è solo per i casi lievi e moderati, protegge da questi e non dagli effetti gravi del virus. Quindi non è affatto un prodotto di cui abbiamo bisogno, è un piccolo passo”.

Come spiega in diretta, ciò che è stato dimostrato nei laboratori è che riduce i sintomi lievi come la tosse. “Non garantisce ciò che ci interessa veramente, cioè proteggere dai sintomi gravi e dalla morte“, ha ribadito.

Ecco perché, invece di essere entusiasta per il nuovo vaccino, si sente “infastidita” dal fatto che questi dettagli non siano stati resi pubblici.

Sono consapevole di cosa significano le mie parole, dopo i tanto attesi annunci sulla possibilità di avere finalmente un vaccino che aiuti a fermare la pandemia“, precisa.

Mette poi in evidenza la sua lunga esperienza nei vaccini per dimostrare che non si tratta di un’opinione infondata.

Mi dispiace essere così pessimista, mi occupo di vaccini da tutta la vita, e questo non mi convince affatto“, conclude.


 

lunedì 20 luglio 2020

Bill Gates My Father Headed Planned Parenthood

'They Have to Reinvent Her': Margaret Sanger's Fans Work to Clean Up Her...

Morning Glory 07/16/20 - Exposing The Eugenics Past Of Margaret Sanger.

Racism, Eugenics, & Hatred: The Truth Behind Planned Parenthood Founder ...

David Daleiden: Abortionist Possibly Covered Up Infanticide

Pro-lifer remains hopeful during Planned Parenthood baby body parts hear...

Abortion industry admits sale of beating fetal hearts, other gruesome pr...

The Takeaway: Bill Gates and his father talk about parenthood

Undercover video claims Planned Parenthood sells fetal organs

Planned Parenthood Admit Under Oath to Illegally Selling Fetal Body Parts

domenica 19 luglio 2020

Faccia a Faccia con Giovanni Legnini: 25 anni dalla morte di Flacone

Quando Borsellino disse: “Mi hanno tradito”

CHI HA UCCISO BORSELLINO E FALCONE ? COSA AVEVANO SCOPERTO? INTERVISTA A...

COSA NOSTRA PAOLO BORSELLINO SCOPRE TRATTATIVA STATO MAFIA MUORE AMMAZZA...

Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni - Pal...

La Storia Siamo Noi Un Giudice Condannato A Morte Paolo Borsellino

Intervista A Paolo Borsellino - Tsi Televisione Svizzera 1992 (completo)

I giorni di Giuda. L'ultimo intervento di Paolo Borsellino

Paolo Borsellino: L'intervista nascosta (completo)

Blu Notte Misteri Italiani Il segreto di Paolo Borsellino

sabato 18 luglio 2020

#ExposeBillGates Explained: Bill's Shady Relationship With Jeffrey Epstein

Dr. Fauci, Bill Gates , Jeffrey Epstein

La HISTORIA OCULTA de BILL GATES que nadie se atreve a contar: Es amigo ...

Bill Gates, Jeffrey Epstein & COVID-19

Ghislaine & Epstein... How DEEP Their Pedo Connections Go | Andrew Schulz

Bill Gates Admits It Was a Mistake Meeting with Jeffrey Epstein

'Cartoon Trump & Clinton React to Jeffrey Epstein Scandal' Ep. 210 Cold ...

What really happened on Jeffrey Epstein's private island? | 60 Minutes A...

Dr. Richard Bartlett’s COVID ‘Silver Bullet' Budesonide Empties Hospital...

giovedì 16 luglio 2020

Terza Guerra Mondiale - Prima parte

Giulietto Chiesa sul 5G: "Dobbiamo difendere il nostro territorio"

Giulietto Chiesa: "Il pericolo della terza guerra mondiale"

Noam Chomsky: Coronavirus - Cosa c'è in ballo?

U.S. Troops Sent to Europe





CORREVA L'ANNO 2014!



Greta Thunberg, perchè non parli anche di Defender Europe 2020?

Salvini: 'C'è puzza di guerra. Italia esca dalla NATO'

Trapani, l'esercitazione Nato con 1800 militari di 18 Stati

Hunderte protestieren in Bremerhaven gegen "Defender Europe 2020"

About Defender Europe 20

Germany: Hundreds protest "Defender Europe 2020" military exercises in B...

Desant 6BPD w czasie ćwiczenia Defender Europe 20+ Drawsko - comcam.pl

Defender Europe 20 | British Army

mercoledì 15 luglio 2020

Chauffeur de bus agressé à Bayonne : sa femme promet de le "venger" sur RTL

Réactions de la famille du chauffeur de bus suite à son agression violen...

A Bayonne, marche blanche pour le chauffeur de bus violemment agressé | ...





FATEVI USCIRE LE PALLE NON LE LACRIME PER PHILIPPE MONGUILLOT, AMMAZZATO DA MOHAMED C., MOHAMMED A., MOUSSA B. E SELIM Z.
IMPEDIRE A GRUPPI DI PERSONE DI AVERE COMPORTAMENTI CONTRARI ALLA MORALE O ALLA LEGGE NON E' RAZZISMO NE' SI PUO' CHIEDERE ALLA CITTADINANZA DI TOLLERARE L'ALTRUI SOPRUSO PER EVITARE CHE LE VENGA ATTRIBUITA L'ETICHETTA DI RAZZISTA.
NATURALMENTE, I MEDIA GHIOTTI DI TUTT'ALTRE NOTIZIE SI SONO BEN GUARDATI DI DARE LA NOTIZIA COMPLETA, TACENDO I NOMI DEI RESPONSABILI DELLA FEROCE AGGRESSIONE.
E IN QUESTA OMISSIONE IO CI VEDO MALAFEDE, VEDI UN PO'!
A, ADESSO, DATEMI ANCHE DELLA RAZZISTA E DELLA ISLAMOFOBA, MA L'OMICIDIO COMMESSO DA QUESTI 4 BALORDI RESTA. 

martedì 7 luglio 2020

LA STRAGE DI BULLENHUSER DAMM


LA STRAGE DI BULLENHUSER DAMM


“[…] Nulla forse distingue le masse moderne da quelle dei secoli precedenti come la mancanza di fede in un giudizio finale: i peggiori hanno perso la paura e i migliori la speranza. Incapaci di vivere senza timore e speranza, queste masse sono attratte da ogni sforzo che sembra promettere un’instaurazione del paradiso sognato e dell’inferno temuto. Come gli aspetti volgarizzati della società senza classi hanno una strana somiglianza con l’era messianica, così la realtà dei campi di concentramento corrisponde in modo sorprendente alle immagini medievali dell’inferno. L’unica cosa irrealizzabile è ciò che rendeva sopportabili le concezioni tradizionali del castigo: il giudizio universale, l’idea di un principio assoluto di giustizia associato all’infinita possibilità della grazia. Perché nella valutazione umana non c’è delitto o peccato che sia commisurabile con le pene eterne dell’inferno. Di qui il turbamento del buon senso, che si chiede: che cosa devono aver commesso queste persone per soffrire in modo così inumano? Di qui anche l’assoluta innocenza delle vittime: nessun uomo lo ha mai meritato. Di qui infine la grottesca casualità della scelta degli internati dei lager nel perfetto stato di terrore: una simile “pena” può, con eguale giustizia e ingiustizia, essere inflitta a chiunque. […]”
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

La propaganda fu uno strumento fondamentale sia per conquistare quella maggioranza di cittadini tedeschi che non sostennero immediatamente Adolf Hitler, sia per imporre il programma radicale nazista che richiedeva, oltre al supporto attivo e la partecipazione diretta di alcuni, l’accettazione passiva da parte di larghi settori della popolazione.
Unito all’uso del terrore come mezzo di intimidazione di coloro che rifiutavano di obbedire, il nuovo apparato propagandistico statale, guidato da Joseph Goebbels, venne utilizzato per manipolare e ingannare la popolazione tedesca e il mondo esterno.
Nella notte tra il 20 e il 21 aprile del 1945, nei sotterranei della Scuola di Bullenhuser Damm, alla periferia di Amburgo, in una città spettrale e devastata dai bombardamenti degli Alleati, 20 Bambini ebrei, 10 femmine e 10 maschi, vennero uccisi mediante impiccagione.
Erano stati sottoposti, per alcuni mesi, a una delirante sperimentazione medica su di un possibile vaccino per la tubercolosi da parte di un gruppo di aguzzini, coordinato da un medico appartenente al corpo delle SS, di nome Kurt Heissmeyer (1905-1967).
I Bambini erano arrivati in quella Scuola dal campo di concentramento di Neuengamme, a circa 30 chilometri da Amburgo, un lager in cui erano stati trasferiti appositamente per essere sottoposti all’inutile e crudele sperimentazione, alla fine del mese di novembre del 1944.

Erano di varia nazionalità e, tra loro, vi era anche un piccolo cittadino italiano, la cui madre aveva avuto la sorte di essere ebrea.
Questi Bambini avevano un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni e provenivano dal campo di sterminio tristemente noto con il nome di Auschwitz-Birkenau, una sperduta località del Sud dell’odierna Polonia, dove, tra il 1942 e il 1945, persero la vita oltre un milione di persone.
Erano stati scelti per quell’esperimento da un altro medico nazista, il tristemente famoso Joseph Mengele (1911-1979), che aveva effettuato personalmente la selezione dei Bambini, facendo loro credere, con una crudeltà priva di ogni aggettivo, che essere stati scelti avrebbe anticipato il momento destinato a rivedere le loro Mamme.
A partire dal gennaio del 1945, nel campo di concentramento di Neuengamme, il dottor Heissmeyer immise nei polmoni dei Bambini, con sonde, bacilli della tubercolosi vivi, con il pretesto di studiare un possibile vaccino antitubercolare.
Gli esperimenti criminali si protrassero per oltre 3 mesi, riuscendo solo a debilitare ulteriormente i Bambini.
Heissmeyer iniettò dosi crescenti di tubercolina, successiva all’inoculazione del bacillo di Koch, per stimolare una presunta formazione di anticorpi specifici antitubercolari.
Naturalmente, non vi fu nessun effetto favorevole, come era da prevedersi in base ai lavori sperimentali sui modelli animali già effettuati negli Anni Trenta e come confermato, del resto, e inutilmente dall’asportazione cruenta e ingiustificata delle linfoghiandole ascellari dei poveri Bambini, nel marzo del 1945.
Quelle linfoghiandole furono sottoposte a un esame istologico da parte del patologo Hans Klein, che sarebbe divenuto, impunemente, dopo la guerra, docente di medicina legale presso l’Università di Heidelberg.
Con le truppe Alleate che potevano arrivare ai cancelli del lager, da un momento all’altro, era troppo pericoloso continuare a tenere prigionieri quei Bambini, la cui presenza appariva ingiustificabile in un campo di prigionia e di lavori forzati.
Il comandante del campo, Max Pauly, aveva, già, chiesto al Comando Generale dei Campi di Sterminio di Berlino cosa farne, dal 7 aprile.
L’ordine arrivò il 20 dello stesso mese: i Bambini andavano eliminati.
Pauly incaricò dell’esecuzione il medico SS del lager, il dottor Alfred Trzebinski (1902-1946).
Fu approntato un autocarro su cui, nella notte tra il 20 ed il 21 aprile, presero posto i Bambini.
Erano con loro 2 medici francesi prigionieri di guerra René Quenouille e Gabriel Florence, 2 infermieri olandesi Anton Holzel e Dirk Deutekom e 6 prigionieri russi di cui ci è ignoto anche il nome.
L’automezzo si diresse con una breve corsa alla periferia di Amburgo, dove sorgeva la Scuola di Bullenhuser Damm, un edificio di mattoni rossi rimasto miracolosamente in piedi durante i bombardamenti e utilizzato come sede distaccata del lager di Neuengamme.
L’esecuzione non poteva avvenire direttamente nel campo principale perché ci sarebbero stati troppi testimoni.
Dei mezzi della Croce Rossa Svedese erano, infatti, già presenti sul posto per sorvegliare il rimpatrio di alcuni prigionieri da estradare in Danimarca.
All’arrivo alla Scuola, Trzebinski si confrontò con il comandante del piccolo campo di concentramento, l’Obersturmführer delle SS Arnold Strippel (1911-1994).
Strippel era un nazista fanatico, cui non importava alcunché, neppure che la guerra fosse prossima alla fine e che tra i prigionieri da eliminare vi fossero Bambini innocenti.
Il gruppo dei reclusi venne condotto nei sotterranei e i medici francesi, gli infermieri olandesi e i 6 prigionieri russi vennero impiccati in uno degli stanzoni, mentre i Bambini sonnolenti e infreddoliti attendevano ignari in un altro locale, con le loro povere cose che avevano preso come bagaglio.
Poi, Strippel vinse le resistenze del medico Trzebinski, ricordandogli che dovevano obbedire a quell’ordine aberrante giunto da Berlino e che un membro delle SS, quale egli era, doveva eseguire le direttive che gli venivano impartite per il bene dello Stato e la sua assoluta fedeltà al Führer.
Al processo, che dovette sostenere alla fine della guerra, prima di essere giustiziato, Trzebinski dichiarò di non aver portato con sé alcun veleno quella notte, in quanto aveva avuto qualche scrupolo a uccidere dei Bambini.
Nei campi di concentramento nazisti i prigionieri non avviati direttamente alle camere a gas venivano, di solito, eliminati con iniezioni di fenolo in vena o direttamente nel miocardio, attraverso un’iniezione intercostale.
Il medico praticò invece ai Bambini delle iniezioni intramuscolari di morfina che ne attutirono la sensibilità, forse, ne uccisero subito i più debilitati per depressione respiratoria e li fecero comunque cadere in un torpore o in un sonno farmacologico.
Poi, a uno a uno, i Bambini vennero portati in uno scantinato e appesi a dei ganci di metallo che pendevano dai tubi dell’acqua che correvano lungo il soffitto.
In questo modo furono strangolati e uccisi.
Kurt Heissmeyer, il medico che aveva condotto la sperimentazione sulla tubercolosi, dopo la fine della guerra, trascorse molti anni della sua vita in totale tranquillità.
Esercitò, a lungo e con successo, la professione a Magdeburgo, nella Repubblica Democratica Tedesca.
Venne arrestato, nel 1963, e condannato all’ergastolo, nel 1966.
Durante l’interrogatorio, nel 1964, Heissmeyer dichiarò:

“Per me non esiste alcuna differenza tra ebrei e cavie.”

Morì, nell’estate del 1967, mentre era, ancora, detenuto.
L’ufficiale delle SS Arnold Strippel, che aveva, materialmente, diretto l’eccidio, fu processato, nel 1948, per la sua attività criminale in altri campi di sterminio. Gli furono inflitti 21 ergastoli, più altri 10 anni di reclusione. I 21 ergastoli si riferivano all’uccisione di altrettanti deportati ebrei nel campo di concentramento di Buchenwald, fatto di cui esistevano prove certe. Non venne fatta alcuna menzione alla Strage di Bullenhuser Damm, anche se il suo nome come corresponsabile era emerso nel corso del processo, intentato, nel 1946, al medico delle SS Alfred Trzebinski, che venne condannato a morte e impiccato dagli Alleati nell’ottobre del 1946.
Soltanto nel 1965, in seguito al processo che vide Heissmeyer come indagato, le indagini su Strippel furono riaperte e furono incredibilmente richiuse, nel 1967, per insufficienza di prove!
Il 21 aprile del 1969, nell’anniversario dell’eccidio, venne liberato dal carcere e, nel 1970, Strippel chiese e ottenne la revisione della condanna del 1948, la quale fu trasformata da 21 ergastoli a 6 anni di carcere, del resto già scontati!
A causa di questa sentenza gli venne riconosciuto un risarcimento di oltre 120mila marchi dell’epoca.
Strippel visse tranquillo e in libertà fino al 1979, quando, grazie alle inchieste del giornalista tedesco Günther Schwarberg, il caso venne riaperto e numerosi testimoni e parenti delle vittime vennero sentiti in tribunale.
Nel 1987, tuttavia, il Tribunale di Amburgo impose la cessazione del processo per l’impossibilità di Strippel a sostenere il dibattimento in quanto gravemente ammalato.
L’assassino morì, nel 1994, di morte naturale.
Günther Schwarberg, che è riuscito a portare alla luce la storia dei 20 Bambini, su Stern ha pubblicato una serie di articoli con il titolo Il medico delle SS e i Bambini.
Schwarberg è riuscito a rintracciare i parenti dei Bambini, facendo lunghissime ricerche in molti Paesi.
Con il suo libro Il medico delle SS e i bambini, tradotto in sei lingue, Schwarberg ha salvato la storia dei Bambini.
A tutt’oggi, sono stati trovati i parenti di 17 dei 20 Bambini.

“Cari genitori,
[…] è in tempi come questi che si dimostra veramente che cosa significhi possedere un passato e una eredità interiore che non dipendono dal mutare dei tempi e degli eventi. La consapevolezza di essere sorretti da una tradizione spirituale che si estende nei secoli dà una salda sensazione di sicurezza davanti a qualsiasi transitoria difficoltà. Credo che chi sa di possedere siffatte riserve di forza non ha bisogno di vergognarsi nemmeno dei sentimenti più teneri, che peraltro a mio giudizio sono propri degli uomini migliori e più nobili, quando siano suscitati dal ricordo di un passato bello e ricco. Chi si tiene saldo a quei valori che mai nessun uomo può carpirgli non sarà sconfitto.
[…]”
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa

La Strage di Bullenhuser Damm è un caso significativo e, ancora oggi, non ben conosciuto nelle sue caratteristiche di inaudita crudeltà.
Come è stato possibile da parte di molti medici commettere tali infamie e, soprattutto, come si è, storicamente e ideologicamente, formato un ambiente sociale e politico che ha permesso e favorito questi crimini?
Ora sappiamo che certi comportamenti di un orrore inimmaginabile sono possibili anche in persone istruite e educate con i migliori strumenti della civiltà moderna.
Lo sappiamo e non ci sarà più consentito dimenticarlo.

venerdì 19 giugno 2020

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mercoledì 3 giugno 2020

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La telefonata dell'Avvocato De Bonis sul suo incontro con Basentini

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sabato 30 maggio 2020

Ora spuntano i GILET ARANCIONI:TRA LE RICHIESTE LIRA E DIMISSIONI DI CONTE.

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Gilet arancioni in piazza Statuto: "Siamo arrabbiati contro tutto e cont...

martedì 26 maggio 2020

Germany: US troops arrive in Bavaria for "Defender Europe 2020" exercises





CE LE RICORDIAMO TUTTI QUESTE IMMAGINI?
ERANO GLI INIZI DI MARZO, IN
PIENA EPIDEMIA DA CORONAVIRUS, E I SOLDATI AMERICANI SBARCAVANO IN
GERMANIA PER L'OPERAZIONE DEFENDER EUROPE 2020.
COME SI PUO' NOTARE
NON PORTANO NE' GUANTI NE' MASCHERINE, MA QUESTO NON IMPEDISCE LORO DI
STRINGERE LE MANI E DI ABBRACCIARSI AMICHEVOLMENTE, INCURANTI DI
CONTAGIARSI...
IMMUNI O IMMUNIZZATI?
L'AMERICA AVEVA MESSO STOP AI VOLI DA E PER L'ITALIA...
E L'ITALIA, COME ALTRI PAESI DELL'EUROPA, AVEVA CHIUSO LE FRONTIERE.
NE VOGLIAMO PARLARE O VOGLIAMO CONTINUARE A FARE FINTA DI NULLA?



«Toghe lucane bis» «Presentai io  lo 007 a Cossidente»

«Toghe lucane bis» «Presentai io  lo 007 a Cossidente»: di FABIO AMENDOLARA POTENZA - Era l’unico presente agli incontri tra l’ex agente del Sisde Nicheo Cervone e il boss pentito Tonino Cossidente. È il testimone chiave di quella relazione pericolosa e intricata che ha bruciato lo 007 (poi indagato nell’indagine di Catanzaro sui...














Martedì 26 Maggio 2020 | 11:46








di Fabio Amendolara

POTENZA - Era l’unico
presente agli incontri tra l’ex agente del Sisde Nicheo Cervone e il
boss pentito Tonino Cossidente. È il testimone chiave di quella
relazione pericolosa e intricata che ha bruciato lo 007 (poi indagato
nell’indagine di Catanzaro sui dossier anonimi usati per colpire i
magistrati scomodi) e messo in pericolo l’ex boss dei basilischi. Il suo
verbale, che risale al 2004 ed è rimasto a lungo secretato, è tra i
documenti dell’inchiesta bis sulle toghe lucane. Giovanni Di Maio è un
appuntato dei carabinieri originario di Montecorvino Rovella, in
provincia di Salerno. Nel 2003 lavorava a Potenza, al reparto operativo
dei carabinieri. Fu lui a «consegnare» Cossidente a Cervone. Ecco
perché.

«A seguito di una operazione di polizia giudiziaria -
spiegò Di Maio ai magistrati della Procura generale di Potenza -
condotta dal comando di mia appartenenza dietro segnalazione del Sisde
che portò al rinvenimento e sequestro di numerose armi, ebbi modo di
conoscere Cervone. Lo incontrai di nuovo a Rapolla, in occasione
dell’omicidio di Domenico Petrilli. In quella circostanza scambiammo i
nostri recapiti cellulari». Fu Cervone a contattarlo per chiedergli di
verificare la disponibilità di Cossidente per un incontro. «Visto che -
si legge nel verbale di Di Maio - Cossidente rifiutava categoricamente
qualsiasi ipotesi di collaborazione con l’Arma e allo scopo di poter
comunque fare acquisire alla giustizia utili risultanze investigative,
decisi, così di sondare una tale eventualità». Cossidente, stando al
racconto del carabiniere, disse «che avrebbe voluto effettive prove
sull’appartenenza ai servizi segreti del suo interlocutore».

Cominciò
così la «collaborazione» tra Cossidente e il Sisde. «Ebbe sufficienti
rassicurazioni da Cervone - dice Di Maio - sul più completo anonimato e,
soprattutto, sul fatto che mai Cervone avrebbe trasmesso i suoi
rapporti direttamente a carabinieri, polizia e magistratura». In realtà
non andò proprio così. Le informative prodotte da Cervone furono inviate
dai suoi capi alla Procura e le parole di Cossidente finirono tra gli
atti dei processi e diventarono pubbliche. Lo 007 fu bruciato e uscì dal
vecchio servizio segreto civile. Chi decise di far saltare
quell’operazione? E perché? Cosa stava per raccontare Cossidente? La
questione non è mai stata completamente chiarita. Cossidente, diventato
collaboratore di giustizia, ha detto ai magistrati che Cervone gli fu
presentato come «avvocato cassazionista di Roma». E che gli «prospettò
un suo aiuto nei processi in cambio di notizie». Nel verbale
dell’appuntato Di Maio non c’è nessun riferimento ad «aiutini» in cambio
di informazioni sulla criminalità organizzata. La sua testimonianza,
però, aggiunge tasselli importanti alla fase iniziale della
collaborazione di Cossidente con il Sisde.

giovedì 21 maggio 2020

Intrecci sospetti con l’impresa Basentini

Intrecci sospetti con l’impresa Basentini



Intrecci sospetti con l’impresa Basentini

I lavori per il boss: parla il geometra della ditta che stava costruendo la villa in campagna di Martorano



| 13 SET. 2009 14:28 | 0

Tempo di lettura 5 Minuti



di FABIO AMENDOLARA

POTENZA – Con sua moglie si lascia scappare: «Se… se esce… stavolta, se esce, guaglio’, è amara. Amara, amara, amara». Sta parlando del boss Renato Martorano, indicato dagli investigatori come il massimo esponente della ’ndrangheta in Basilicata. Francesco Bonelli, 39 anni, geometra, ha appena appreso la notizia dell’arresto di Martorano. E’ il 12 maggio del 2008. Mancano otto giorni al suo interrogatorio in procura. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale gli hanno appena nascosto in macchina un paio di microspie. Sospettano che l’impresa di costruzioni per cui lavora subisca, in qualche modo, il controllo del boss.

Il geometra commenta: «Se Giovanni avesse detto di no a più di qualcuno, a quest’ora saremmo stati tutti quanti più tranquilli, hai capito?». Quel «Giovanni» è Giovanni Basentini, di professione costruttore. Lavora in subappalto al nodo complesso del Gallitello e, sempre a Potenza, ha uno strano cantiere in contrada Marrucaro.

Un cantiere frequentato troppo spesso, fino al giorno del suo arresto, dal boss Renato Martorano. «Risulta tangibile – secondo gli investigatori – il pieno e paritario coinvolgimento di Giovanni Basentini e Francesco Bonelli nel garantire a Martorano quel necessario apporto volto a tutelare gli interessi patrimoniali illecitamente acquisiti».

«Dottore – conferma Bonelli al sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini, nel corso del suo interrogatorio – l’impresa Basentini siamo io e Giovanni Basentini». Perché, spiega, «Giovanni sta facendo anziano» e lui, da un po’ di tempo, gli sta più vicino. «Sono 20 anni che lavoro con Giovanni – dice Bonelli – quindi… credo che è come se mi avesse cresciuto».

Per gli investigatori «è il referente per tutte le attività connesse all’esercizio dell’impresa, comprese quelle di natura illecita».

Lui, durante l’interrogatorio, cerca di schivare i colpi. Con Francesco Basentini c’è anche il pm Henry John Woodcock, perché, a un certo punto, l’inchiesta sul clan Martorano s’intreccia con la pubblica amministrazione, settore su cui indagava il magistrato anglonapoletano. La prima domanda è questa: «Signor Bonelli, dopo l’esperienza dell’inchiesta “Iena due”, con l’arresto in carcere, Giovanni Basentini avrebbe dovuto, almeno, non so, stare un po’ alla larga da Martorano. Ora lo ritroviamo, invece, addirittura a vendergli una casa». Bonelli: «Che non paga». E il pm: «…che non paga neanche. La prima cosa che ci dobbiamo chiedere è perché…». Bonelli: «E no, scusate, mi permettete un attimo… cioè, che non paga mica possiamo dirlo». Il pm incalza: «E no, signor Bonelli, mi perdoni, non ci dobbiamo prendere per fessi…». Bonelli: «Assolutamente non è mia…». In procura l’aria è pesante. Bonelli chiede: «Mica posso fumare?». Il pm glielo concede. Le domande sono sempre più dirette.

Pm: «Ma gli amici di Martorano, i fedeli, persone come Dorino Stefanutti, Albano Pio… eccetera, eccetera… venivano qualche volta sui cantieri?». La risposta è secca: «No». Pm: «E quindi lei come lo sa che sono vicini a Martorano?». Bonelli: «Li ho visti spesso insieme… magari ci siamo fermati. Ci siamo pure salutati». E i colletti bianchi? Ecco la domanda: «Mi faccia capire un po’… professionisti, come dire, amici e vicini a Martorano lei ne conosce?». Bonelli: «Non ho capito la domanda». Il pm: «Professionisti, consulenti, politici, qualcuno che, in un modo o nell’altro, secondo lei…». Bonelli: «E’ stato Martorano a chiedere a me, una volta, di indicargli una persona per poter risolvere il problema della successione e io gli ho dato il nome di un mio amico». Pm: «Che fa l’avvocato?». Bonelli: «No, no, no. Fa l’architetto». E il pm arriva al dunque: «Signor Bonelli, ma il grado di influenza che ha Martorano sull’impresa Basentini qual è? Parliamoci in modo molto semplice, perché altrimenti giriamo intorno alla cosa. Cioè, Martorano quanto è in grado di condizionare l’impresa Basentini e il suo titolare?». Bonelli: «Ma io questo non glielo so dire». La situazione precipita. Il pm: «Questo non ce la sa dire, ma lei lo capisce che, lei, anche dal punto di vista processuale ha un ruolo delicato?». Bonelli: «Ma io, più di quello che vi sto dicendo, che vi devo dire?». Pm: «Ho capito… è il ruolo di chi sta sulla staccionata, che sta…». Bonelli: «Ho capito, ma posso cadere da una parte o dall’altra». Il pm conferma: «Da una parte o dall’altra». Bonelli. «Ho capito che la mia situazione può essere pericolosa». I magistrati credono che stia per crollare. Chiedono: «La domanda è questa. Qual è il grado di influenza di Martorano sull’impresa Basentini? Lo dica nel suo interesse». Bonelli: «Ma dotto’, ripeto, io non posso dire… come uomo… io non posso dire che Martorano è mai venuto a intimidire o è venuto… eccetera… anzi… c’era un rapporto con questa persona che mi potevo anche permettere di dire se… se mi avesse detto vai ad innaffiare le piante, io gli dicevo vacci tu. Quindi, alla fine…». Pm: «Ma stiamo parlando di Basentini, però…». Bonelli: «Davanti alla mia persona non è mai successo». Poi i magistrati passano ai pregiudicati: «Saverio Riviezzi è un personaggio conosciuto da Giovanni Basentini?». Bonelli: «Sì, però… io l’ho sentito nominare, ma non ho presente…». Pm: «Antonio Cossidente lo conosce?». Bonelli: «Sì». Pm: «Certo che però li conosce tutti lei… ». Cossidente è un altro boss. E’ considerato il capo della ’ndrina (così in Calabria chiamano le famiglie) di Potenza. Da un po’ di tempo si è trasferito a Nola. Bonelli spiega come l’ha conosciuto. Racconta una vecchia storia. «Ci fu una rissa. Picchiarono il figlio di Basentini». E lui si mise in mezzo. Le prese di santa ragione. I picchiatori erano uomini di Cossidente. Il chiarimento avviene il giorno dopo. Cossidente convoca Bonelli e Basentini in un bar e chiede scusa: «Hanno sbagliato, vi chiedo scusa a nome loro», avrebbe detto il boss. E’ l’ultima domanda. I sospetti su quelle che i magistrati chiamano «operazioni di ripulitura del denaro di Martorano» al momento, però, restano.


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mercoledì 20 maggio 2020

Intrecci sospetti con l’impresa Basentini




POTENZA – Con sua moglie si lascia scappare: «Se… se esce… stavolta, se esce, guaglio’, è amara. Amara, amara, amara». Sta parlando del boss Renato Martorano, indicato dagli investigatori come il massimo esponente della ’ndrangheta in Basilicata. Francesco Bonelli, 39 anni, geometra, ha appena appreso la notizia dell’arresto di Martorano. E’ il 12 maggio del 2008. Mancano otto giorni al suo interrogatorio in procura. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale gli hanno appena nascosto in macchina un paio di microspie. Sospettano che l’impresa di costruzioni per cui lavora subisca, in qualche modo, il controllo del boss.
Il geometra commenta: «Se Giovanni avesse detto di no a più di qualcuno, a quest’ora saremmo stati tutti quanti più tranquilli, hai capito?». Quel «Giovanni» è Giovanni Basentini, di professione costruttore. Lavora in subappalto al nodo complesso del Gallitello e, sempre a Potenza, ha uno strano cantiere in contrada Marrucaro.
Un cantiere frequentato troppo spesso, fino al giorno del suo arresto, dal boss Renato Martorano. «Risulta tangibile – secondo gli investigatori – il pieno e paritario coinvolgimento di Giovanni Basentini e Francesco Bonelli nel garantire a Martorano quel necessario apporto volto a tutelare gli interessi patrimoniali illecitamente acquisiti».
«Dottore – conferma Bonelli al sostituto procuratore antimafia Francesco Basentini, nel corso del suo interrogatorio – l’impresa Basentini siamo io e Giovanni Basentini». Perché, spiega, «Giovanni sta facendo anziano» e lui, da un po’ di tempo, gli sta più vicino. «Sono 20 anni che lavoro con Giovanni – dice Bonelli – quindi… credo che è come se mi avesse cresciuto».
Per gli investigatori «è il referente per tutte le attività connesse all’esercizio dell’impresa, comprese quelle di natura illecita».
Lui, durante l’interrogatorio, cerca di schivare i colpi. Con Francesco Basentini c’è anche il pm Henry John Woodcock, perché, a un certo punto, l’inchiesta sul clan Martorano s’intreccia con la pubblica amministrazione, settore su cui indagava il magistrato anglonapoletano. La prima domanda è questa: «Signor Bonelli, dopo l’esperienza dell’inchiesta “Iena due”, con l’arresto in carcere, Giovanni Basentini avrebbe dovuto, almeno, non so, stare un po’ alla larga da Martorano. Ora lo ritroviamo, invece, addirittura a vendergli una casa». Bonelli: «Che non paga». E il pm: «…che non paga neanche. La prima cosa che ci dobbiamo chiedere è perché…». Bonelli: «E no, scusate, mi permettete un attimo… cioè, che non paga mica possiamo dirlo». Il pm incalza: «E no, signor Bonelli, mi perdoni, non ci dobbiamo prendere per fessi…». Bonelli: «Assolutamente non è mia…». In procura l’aria è pesante. Bonelli chiede: «Mica posso fumare?». Il pm glielo concede. Le domande sono sempre più dirette.
Pm: «Ma gli amici di Martorano, i fedeli, persone come Dorino Stefanutti, Albano Pio… eccetera, eccetera… venivano qualche volta sui cantieri?». La risposta è secca: «No». Pm: «E quindi lei come lo sa che sono vicini a Martorano?». Bonelli: «Li ho visti spesso insieme… magari ci siamo fermati. Ci siamo pure salutati». E i colletti bianchi? Ecco la domanda: «Mi faccia capire un po’… professionisti, come dire, amici e vicini a Martorano lei ne conosce?». Bonelli: «Non ho capito la domanda». Il pm: «Professionisti, consulenti, politici, qualcuno che, in un modo o nell’altro, secondo lei…». Bonelli: «E’ stato Martorano a chiedere a me, una volta, di indicargli una persona per poter risolvere il problema della successione e io gli ho dato il nome di un mio amico». Pm: «Che fa l’avvocato?». Bonelli: «No, no, no. Fa l’architetto». E il pm arriva al dunque: «Signor Bonelli, ma il grado di influenza che ha Martorano sull’impresa Basentini qual è? Parliamoci in modo molto semplice, perché altrimenti giriamo intorno alla cosa. Cioè, Martorano quanto è in grado di condizionare l’impresa Basentini e il suo titolare?». Bonelli: «Ma io questo non glielo so dire». La situazione precipita. Il pm: «Questo non ce la sa dire, ma lei lo capisce che, lei, anche dal punto di vista processuale ha un ruolo delicato?». Bonelli: «Ma io, più di quello che vi sto dicendo, che vi devo dire?». Pm: «Ho capito… è il ruolo di chi sta sulla staccionata, che sta…». Bonelli: «Ho capito, ma posso cadere da una parte o dall’altra». Il pm conferma: «Da una parte o dall’altra». Bonelli. «Ho capito che la mia situazione può essere pericolosa». I magistrati credono che stia per crollare. Chiedono: «La domanda è questa. Qual è il grado di influenza di Martorano sull’impresa Basentini? Lo dica nel suo interesse». Bonelli: «Ma dotto’, ripeto, io non posso dire… come uomo… io non posso dire che Martorano è mai venuto a intimidire o è venuto… eccetera… anzi… c’era un rapporto con questa persona che mi potevo anche permettere di dire se… se mi avesse detto vai ad innaffiare le piante, io gli dicevo vacci tu. Quindi, alla fine…». Pm: «Ma stiamo parlando di Basentini, però…». Bonelli: «Davanti alla mia persona non è mai successo». Poi i magistrati passano ai pregiudicati: «Saverio Riviezzi è un personaggio conosciuto da Giovanni Basentini?». Bonelli: «Sì, però… io l’ho sentito nominare, ma non ho presente…». Pm: «Antonio Cossidente lo conosce?». Bonelli: «Sì». Pm: «Certo che però li conosce tutti lei… ». Cossidente è un altro boss. E’ considerato il capo della ’ndrina (così in Calabria chiamano le famiglie) di Potenza. Da un po’ di tempo si è trasferito a Nola. Bonelli spiega come l’ha conosciuto. Racconta una vecchia storia. «Ci fu una rissa. Picchiarono il figlio di Basentini». E lui si mise in mezzo. Le prese di santa ragione. I picchiatori erano uomini di Cossidente. Il chiarimento avviene il giorno dopo. Cossidente convoca Bonelli e Basentini in un bar e chiede scusa: «Hanno sbagliato, vi chiedo scusa a nome loro», avrebbe detto il boss. E’ l’ultima domanda. I sospetti su quelle che i magistrati chiamano «operazioni di ripulitura del denaro di Martorano» al momento, però, restano.

https://www.quotidianodelsud.it/archivio/benevento/2009/09/13/intrecci-sospetti-con-limpresa-basentini/?cli_action=1590034150.197