«Toghe lucane bis» «Presentai io lo 007 a Cossidente»: di FABIO AMENDOLARA POTENZA - Era l’unico presente agli incontri tra l’ex agente del Sisde Nicheo Cervone e il boss pentito Tonino Cossidente. È il testimone chiave di quella relazione pericolosa e intricata che ha bruciato lo 007 (poi indagato nell’indagine di Catanzaro sui...
di Fabio Amendolara
POTENZA - Era l’unico
presente agli incontri tra l’ex agente del Sisde Nicheo Cervone e il
boss pentito Tonino Cossidente. È il testimone chiave di quella
relazione pericolosa e intricata che ha bruciato lo 007 (poi indagato
nell’indagine di Catanzaro sui dossier anonimi usati per colpire i
magistrati scomodi) e messo in pericolo l’ex boss dei basilischi. Il suo
verbale, che risale al 2004 ed è rimasto a lungo secretato, è tra i
documenti dell’inchiesta bis sulle toghe lucane. Giovanni Di Maio è un
appuntato dei carabinieri originario di Montecorvino Rovella, in
provincia di Salerno. Nel 2003 lavorava a Potenza, al reparto operativo
dei carabinieri. Fu lui a «consegnare» Cossidente a Cervone. Ecco
perché.
«A seguito di una operazione di polizia giudiziaria -
spiegò Di Maio ai magistrati della Procura generale di Potenza -
condotta dal comando di mia appartenenza dietro segnalazione del Sisde
che portò al rinvenimento e sequestro di numerose armi, ebbi modo di
conoscere Cervone. Lo incontrai di nuovo a Rapolla, in occasione
dell’omicidio di Domenico Petrilli. In quella circostanza scambiammo i
nostri recapiti cellulari». Fu Cervone a contattarlo per chiedergli di
verificare la disponibilità di Cossidente per un incontro. «Visto che -
si legge nel verbale di Di Maio - Cossidente rifiutava categoricamente
qualsiasi ipotesi di collaborazione con l’Arma e allo scopo di poter
comunque fare acquisire alla giustizia utili risultanze investigative,
decisi, così di sondare una tale eventualità». Cossidente, stando al
racconto del carabiniere, disse «che avrebbe voluto effettive prove
sull’appartenenza ai servizi segreti del suo interlocutore».
Cominciò
così la «collaborazione» tra Cossidente e il Sisde. «Ebbe sufficienti
rassicurazioni da Cervone - dice Di Maio - sul più completo anonimato e,
soprattutto, sul fatto che mai Cervone avrebbe trasmesso i suoi
rapporti direttamente a carabinieri, polizia e magistratura». In realtà
non andò proprio così. Le informative prodotte da Cervone furono inviate
dai suoi capi alla Procura e le parole di Cossidente finirono tra gli
atti dei processi e diventarono pubbliche. Lo 007 fu bruciato e uscì dal
vecchio servizio segreto civile. Chi decise di far saltare
quell’operazione? E perché? Cosa stava per raccontare Cossidente? La
questione non è mai stata completamente chiarita. Cossidente, diventato
collaboratore di giustizia, ha detto ai magistrati che Cervone gli fu
presentato come «avvocato cassazionista di Roma». E che gli «prospettò
un suo aiuto nei processi in cambio di notizie». Nel verbale
dell’appuntato Di Maio non c’è nessun riferimento ad «aiutini» in cambio
di informazioni sulla criminalità organizzata. La sua testimonianza,
però, aggiunge tasselli importanti alla fase iniziale della
collaborazione di Cossidente con il Sisde.

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