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domenica 10 maggio 2020

SE VOGLIAMO CHE TUTTO RIMANGA COME E’, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI! di Daniela Zini


SE VOGLIAMO CHE TUTTO RIMANGA COME E’, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI!



DELLA SERIE AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA CHE C’E’ UN AMICO IN PIU’!
E QUESTO SAREBBE IL CAMBIAMENTO?
PROPRIO COPIA E INCOLLA!
- IL MAXIPROCESSO;
- I FATTI CHE SEGUIRONO IL MAXIPROCESSO NEL 1992-1993;
- MANI PULITE;
- L’AVANZAMENTO DI UNA NUOVA CLASSE POLITICA.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.”

SCRIVEVA GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA NE IL GATTOPARDO E NON:

“Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente.”,
ESPRESSIONE, CHE, DI FATTO, NON CAMBIA IL SENSO DELLA FAMOSA FRASE PARADOSSALE PRONUNCIATA DA TANCREDI FALCONERI, IL NIPOTE PREDILETTO DEL PRINCIPE DI SALINA.
E I NOSTRI POLITICI LO HANNO APPRESO E COMPRESO MOLTO BENE!
NICCOLO’ MACHIAVELLI SOSTIENE, AVENDO PER FINE LA RIVOLUZIONE:

“Se vogliamo che tutto cambi, bisogna che qualcosa rimanga.”

DA PARTE SUA TANCREDI, CHE HA COME FINE LA CONSERVAZIONE, SOSTIENE UN CONCETTO OPPOSTO.
TANCREDI E’ ESPONENTE DI QUELLA PARTE GIA’ SCONFITTA DELLA NOBILTA’ SICILIANA, RIDOTTA ALLA ROVINA ECONOMICA, CHE CERCA UN RISCATTO SUL PIANO POLITICO, TENTANDO DI APPROFITTARE DEI TEMPI NUOVI.
E, INFATTI, LA FRASE COMPLETA E’: 

“Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?”

SU LAMPEDUSA, LETTORE ATTENTO DI MARCEL PROUST, HA AGITO UNA FRASE DI A L’OMBRE DES JEUNES FILLES E FLEURS, CHE COMMENTA IL CALEIDOSCOPIO SOCIALE DOPO L’AFFAIRE DREYFUS:

“La seule chose qui ne change pas est qu’il semble chaque fois qu’il y ait “quelque chose de changé en France.”

E’ UNA STORIA QUASI IMMOBILE QUELLA DELL’UOMO, UNA STORIA DI LENTO SVOLGIMENTO E DI LENTE TRASFORMAZIONI, FATTA SPESSO DI RITORNI INSISTENTI, DI CICLI INCESSANTEMENTE RICOMINCIATI...
DI GOVERNI SBARCATI DA CHISSA’ DOVE, SUBITO SERVITI, PRESTO DETESTATI E SEMPRE INCOMPRESI, CHE SI SONO ESPRESSI SOLTANTO COME CONCRETISSIMI ESATTORI DI IMPOSTE SPESE POI ALTROVE...
BUONA DOMENICA!


Daniela Zini


“Già nel dicembre del 2018 avevamo scritto che Bonafede “non ha spiegato perché – dopo aver fatto balenare la sua nomina – non abbia scelto Antonino Di Matteo come capo del Dap. Alcuni boss al 41-bis avevano fatto sapere di non gradire il pm della Trattativa. Bonafede però non li ha irritati”. La risposta a quella domanda arriva due anni dopo, con tempi e modi sbagliati da entrambe le parti. A questo punto il magistrato e il ministro dovrebbero chiarire nella sede giusta: la Commissione Antimafia. Bonafede potrà spiegare cosa accadde tra la sua prima telefonata del 18 giugno 2018, quando propose a Di Matteo il Dap o la Direzione Affari penali (“scelga lei”) e l’incontro del 19 quando cercò di convincerlo a prendere gli Affari penali. A Massimo Giletti ha detto: “A me era sembrato che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo”. Di Matteo non la pensa così. Comunque chiese un nuovo incontro e l’indomani, 20 giugno, comunicò di volere il Dap. Purtroppo già offerto al pm Francesco Basentini. Cos’è successo in quelle 48 ore?
Bonafede poi potrà spiegare la frase (riferita da Di Matteo a Repubblica) detta nell’ultimo incontro del 20 giugno 2018. Il ministro disse davvero “non c’è dissenso o gradimento che tenga”? Bonafede giura che non ci sono state pressioni istituzionali su di lui. Inoltre ricorda che le parole dei mafiosi erano note a entrambi prima della duplice proposta e quindi non hanno influenzato la sua scelta. Tutto ciò, però, non toglie che il trattamento riservato a Di Matteo da Bonafede sia stato offensivo. Non si tratta così un magistrato minacciato da Riina, che rischia la vita per lo Stato. Soprattutto perché il M5S ha lasciato intendere (a Di Matteo e non solo) altri scenari. La storia inizia con Luigi Di Maio che in privato gli promette il ministero dell’Interno anche se in pubblico il nome sarà un altro (Paola Giannetakis) per non mettere Di Matteo in difficoltà.
Nessuno smentisce però Di Maio, che fa il governo con Salvini e Bonafede offre a Di Matteo, che non ha mai chiesto nulla, solo un posto che non c’è (la Direzione Affari penali è occupata da Donatella Donati) e un posto che svanisce quando Di Matteo lo accetta: il Dap.
I boss in cella si erano fatti intercettare mentre urlavano di non volere Di Matteo al Dap, ma Bonafede sottolinea che lo sapeva da giorni quando lo propose al pm. Resta il fatto che la nomina di Basentini il 27 giugno, proprio il giorno dell’uscita della prima pagina del Fatto sul veto dei boss, ha dato l’impressione di un cedimento alla mafia. I boss hanno esultato per quella prova di forza apparente. E hanno brindato ancora il 21 marzo 2020 quando il Dap ha fatto uscire una circolare urgente che rendeva più facile le scarcerazioni per il coronavirus dei boss malati o ultrasettantenni ai Tribunali di Sorveglianza.
I Tribunali hanno deciso da soli le scarcerazioni di 300 mafiosi, senza citare norme e circolari speciali, però talvolta sono stati aiutati dalla lentezza del Dap a fornire la prova che non rischiavano a restare in cella. Bonafede è responsabile politicamente degli errori del Dap. Anche perché chi ha votato il M5S immaginava che al Dap il ministro avrebbe portato Di Matteo, non il meno noto Basentini. Già allora, nel 2018, notavamo che Basentini è meno esperto di 41-bis e mafia, però ha altre qualità rispetto a Di Matteo: per esempio è amico di Leonardo Pucci, assistente volontario di Giuseppe Conte a Firenze dal 2002 al 2009. nonché amico di Bonafede dai tempi dell’università. Pucci e Basentini si conoscono a Potenza nel 2014 e sono entrambi membri della corrente Unicost, come il capogabinetto di Bonafede: Fulvio Baldi. Gli uomini scelti da Bonafede sono questi. Il resto sono chiacchiere.”
Marco Lillo, Bonafede-Di Matteo, i punti che deve chiarire il ministro della Giustizia, il Fatto Quotidiano, 8 Maggio 2020, [https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/05/08/i-punti-che-deve-chiarire-il-ministro-della-giustizia/5795190/].



venerdì 1 maggio 2020

DIMISSIONI CAPO DAP FRANCESCO BASENTINI di Daniela Zini


DIMISSIONI CAPO DAP
FRANCESCO BASENTINI

QUESTO ARTICOLO DE IL FOGLIO MI HA FATTO PROPRIO GIRARE LE PALLE:

Roma. Il Pd molla Francesco Basentini, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e ne auspica le dimissioni: “All’inizio della crisi non abbiamo chiesto le dimissioni del vertice del Dap, come altri hanno fatto, per evitare di restare senza guida in un momento così complicato per le carceri”, premette al Foglio Walter Verini, responsabile Giustizia del Pd. “Adesso però, che il numero dei detenuti è sceso, anche se non è ancora sufficiente naturalmente, e la situazione è più sotto controllo, si...
David Allegranti, Il Pd ora molla il capo del Dap e chiede le sue dimissioni, Il Foglio, 1 maggio 2020 [https://www.ilfoglio.it/giustizia/2020/05/01/news/il-pd-ora-molla-il-capo-del-dap-e-chiede-le-sue-dimissioni-316221/?underPaywall=true].

1) LIBERIAMO I DETENUTI PERCHÉ LA CAPIENZA DELLE CARCERI NON È IN GRADO DI CONTENERE TUTTI QUELLI CHE DELINQUONO.
NON SI UTILIZZANO STRUTTURE ESISTENTI CHE POTREBBERO ESSERE RIATTATE, NO?
LIBERIAMO I DELINQUENTI, PUNTO!
È UN PO’ LA POLITICA DEGLI OSPEDALI.
SI STABILISCE UN TETTO DI CARCERATI E UN TETTO DI MALATI.
IL RESTO È FUORI.

2) NON SI SONO CHIESTE PRIMA LE DIMISSIONI DEL CAPO DEL DAP FRANCESCO BASENTINI, DICE WALTER VERINI, RESPONSABILE GIUSTIZIA DEL PD, PERCHÉ LE CARCERI ERANO SOVRAFFOLLATE:
“All’inizio della crisi non abbiamo chiesto le dimissioni del vertice del Dap, come altri hanno fatto, per evitare di restare senza guida in un momento così complicato per le carceri.”
INVECE ORA CHE SONO USCITI A MIGLIAIA TRA BOSSES MAFIOSI E DELINQUENTI ABITUALI NE POSSIAMO FARE ANCHE A MENO?
CIOÈ?
DOVEVA PRIMA FAR USCIRE BOSSES MAFIOSI E DELINQUENTI ABITUALI?
E ORA HA SODDISFATTO LA SUA FUNZIONE?
VORREI CAPIRE... COME DIRE PRIMA SI FANNO USCIRE I BUOI, POI, SI CHIUDONO LE STALLE?

3) SE IL NUMERO DEI CRIMINALI COME IL NUMERO DEI MALATI AUMENTA IN MODO INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALLA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE ITALIANA COME SI INTENDE INTERVENIRE?
PRESUMO NON LASCIANDO FUORI NESSUNO DAL SISTEMA CARCERARIO E DAL SISTEMA SANITARIO O NO?
QUESTA MATTINA, MI SONO CHIESTA PER L’ENNESIMA VOLTA PERCHÉ LO FACCIO.
MI HANNO CENSURATO, SEGNALATO...
DAVVERO, PERCHÉ LO FACCIO?
E, PER DARMI UNA RISPOSTA CONVINCENTE, MI SONO AVVENTURATA NEI MEANDRI PIÙ NASCOSTI DEL MIO IO INTERIORE.
E, DI CERTO, MI SONO CONFERMATA NEL CONVINCIMENTO CHE NON LO FACCIO PER GLI ALTRI, NEI QUALI, A VOLTE, COLGO UN PIACERE NEPPURE TANTO MAL CELATO NEL POTER DIRE CHE TUTTO VA MALE...
E NON LO FACCIO NEPPURE PER L’ITALIA PERCHÉ A MENO DI CONSIDERARLA UNA CONNOTAZIONE GEOGRAFICA, AL DI LÀ NON VADO...
LO FACCIO PER ME, PER IL MIO PIACERE PERSONALE DI SBUGIARDARE QUANTI VORREBBERO TRARRE PROFITTO DAI MALI ALTRUI, AVVALENDOSI ANCHE DELL’APPOGGIO MAL RIPOSTO DI QUELLI CHE IN BUONA FEDE VANNO LORO DIETRO.
È QUELLO CHE IO CHIAMO IL BUSINESS DELLA MALEFICENZA...
SOLTANTO SULLE MASCHERINE, PER CITARE L’ESEMPIO CHE È PIÙ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI, QUANTI VI HANNO SPECULATO E VI SI SONO ARRICCHITI, CON LE CONSEGUENZE CHE QUESTO HA COMPORTATO.
IO NON MI ILLUDO DI VEDER TRIONFARE LA GIUSTIZIA, MA MI AUGURO CHE IL MIO MATTONCINO POSSA SERVIRE, UN GIORNO, PER COSTRUIRE UN NUOVO MONDO SOCIALE E NON UN NUOVO ORDINE MONDIALE
BUON PRIMO MAGGIO.


Daniela Zini